A caccia col falco all'ombra del re (articolo della rivista Diana)
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- Pubblicato Sabato, 13 Ottobre 2007 22:45
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CON I COSENTINO NELL’ARTIGLIO
Nella regione che fu la patria d’elezione di Federico II di Svevia, il maestro dell'ars venandi cum avibus, una famiglia di falconieri, papà e due figli, hanno scelto di andare a caccia con un mezzo difficile che certamente non è alla portata di tutti e in un contesto che, seppure storicamente legato a quest'arte, non rende la vita facile a loro e ai soci dell'Associazione Falconieri Pugliesi «l'Artiglio». Ma con la falconeria i novelli pueri apuliae hanno scelto uno stile di vita che pretende sacrifici elevati, competenza, cultura e un'etica che impone un profondo rispetto per l'animale
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Così dice E. Horst nella biografia «Federico II di Svevia» (ed. San Paolo - 2003). Riferisce ancora che durante la prima crociata Federico abbia affermato che Iddio non avrebbe eletto la Palestina a patria dei Giudei se avesse visto le Puglie. Il Puer Apuliae era dunque innamorato di questa terra. Un sentimento che non faceva mistero di svelare perché ne parlava sempre con tenera nostalgia ogni volta che se ne allontanava. Volle anche concretamente valorizzarla costruendovi dovunque castelli, palazzi, cattedrali e residenze di caccia, che sono oggi i punti di forza su cui fa leva lo sviluppo turistico di questa terra del Sud. Ai tempi di Federico la Puglia era in massima parte coperta di boschi e foreste sia sul Gargano (vedi oggi il residuo della Foresta Umbra) sia in Capitanata, sia nel territorio murgiano (coperto ancora per buona parte da macchie e boschi cedui). Era anche una terra di paludi e acquitrini (visibili ora nei sistemi vallivi umidi da Lesina a Barletta e nel Salento). |
C'è poi da dire che non c'era soluzione di continuità tra i boschi pugliesi e quelli lucani della zona del Vulture che Federico poteva raggiungere con poche ore di cavallo e che pure volle arricchire di castelli e residenze, una terra eletta per la cacci, capace di assecondare e soddisfare a pieno una delle grandi passioni di Federico, la caccia col falco, che così mirabilmente il Puer Apuliae seppe descrivere e spiegare in quel suo straordinario e ancora attuale trattato di falconeria «De arte venandi cumavibus». Il ricordo di questo illuminato imperatore è dunque qui più vivo che altrove. Lo è in tutta la gente che vive in questa terra, dovunque guardi, scorge le sue tracce monumentali, lo è nei turisti d'oltralpe (specialmente tedeschi) che qui si sentono come a casa, lo è, naturalmente, nei cacciatori che ne avvertono la presenza nei castelli che dall'alto e dovunque dominano i panorami dei luoghi di caccia migliori, lo è, infine ma ancora più grande, nei molti appassionati di falconeria che al loro ricordo, danno un senso di maggiore vitalità cosicché Federico sembra essere ancora vivo tra noi. Un nutrito gruppo di questi ultimi fa capo all'Associazione Falconieri Pugliesi l'Artiglio, un sodalizio nato qualche anno fa che ha scelto come logo un falco pellegrino in picchiata sullo sfondo della più misteriosa ed evocatrice residenza di Federico, Castel del Monte, la monumentale corona di pietra dichiarata dall'UNESCO Patrimonio dell'Umanità, che domina su buona parte dei territori di caccia fra Capitanata e Terra di Bari.
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È in questa terra che incontro Paolo Cosentino, attuale presidente dell'associazione e Pietro, suo fratello, due giovani rampolli di una famiglia di antiche tradizioni venatorie. Mi colpiscono la pacatezza dei loro modi e i gesti misurati, sono il segno evidente della frequentazione con un'arte raffinata e difficile, quale è quella della falconeria, e con animali nobilissimi, eleganti, vigili e fieri, come i falchi. Con loro c'è Shiva, una dei loro falchi da caccia, una femmina di Pellegrino, che se ne sta appollaiata sul sedile posteriore dell'auto, altera come una star. Sono rapito dalla sua bellezza: due occhi grandissimi, neri e lucenti, contornati di giallo perché sembrino più vivi, sopra di essi, ad esaltarne la fierezza, due sopraccigli allungati e sporgenti, sotto, scurissimi sul fondo rosato delle guance, due mustacchi molto evidenti, davanti, minaccioso, un becco robusto che vien fuori da una cera gialla e sembra tingersi dell'azzurro del cielo. Mi viene voglia di toccarla: mi sembra irreale; ma ho paura di quel becco uncinato e affilato. «Non è il becco la sua arma letale - mi fa Paolo che coglie la mia prudenza - ma gli artigli. E con quelli che uccide la preda quando la ghermisce in picchiata» e mi mostra le dita lunghe e le unghie dure e assai ricurve. Immagino cosa accade quando si stringono sul dorso di un uccello. «Ma è vero - gli chiedo - che in picchiata possono raggiungere i 300 km all'ora e forse anche di più?». «Certo! Te ne rendi conto - mi dice - quando lo vedi all'opera, anche dal sibilo che produce la sua picchiata fendendo l'aria». Dev’essere un'emozione unica. Peccato che non posso vedere Shiva all'opera. La caccia è chiusa e non si può farla volare. |
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LA REGOLAMENTAZIONE DELL’ATTIVITA’ DI FALCONERIA
La caccia col falco è ammessa dalla legge nazionale n° 157 dell'11-2-1992 che la prevede all'art.13 dove parla dei mezzi di caccia consentiti. Per esercitarla i falconieri devono superare l'esame di abilitazione venatoria (lo stesso previsto per chi caccia col fucile) e ottenere quindi la licenza di caccia con la quale poi dovranno richiedere alla Questura la licenza di porto di fucile per uso di caccia. Cacciare col falco richiede quindi le stesse autorizzazioni e licenze previste per la caccia col fucile (compresi tesserino regionale, polizza assicurativa e quant'altro previsto dalle leggi regionali sulla caccia). C'è però dell'altro. Anche l'acquisto, la detenzione e passaggio di proprietà di un falco non possono farsi liberamente ma obbedendo a normative specifiche, per esempio la Legge n° 874 del 19.12.1975 e la convenzione di Washington. Ogni falco deve poi essere allevato in cattività ed essere dotato di un anello inamovibile che viene applicato dall'allevatore; deve avere un documento di identità, il CITES, che contiene tutti i dati relativi all'animale e che deve essere sempre portato con sé in ogni occasione. Ad ogni acquisto di falco deve seguire entro 15 giorni una denuncia di detenzione dell'esemplare all'Amministrazione Provinciale di residenza. Per ulteriori dettagli e gli aggiornamenti sulle normative è opportuno rivolgersi agli Uffici Caccia delle Province e alle associazioni nazionali di falconeria, raggiungibili spesso anche tramite i loro siti web.
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Un falco - mi dicono – vola bene se è tenuto sempre ben allenato; non |

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<<Purtroppo la nostra legge regionale, diversamente da quelle di alcune altre regioni, - spiega Paolo – non disciplina bene la nostra attività. La nostra associazione ha elaborato e consegnato un programma di attuazione per la regolamentazione delle attività di allenamento e addestramento del falco fuori dal periodo venatorio, ma per il momento la Regione non si è ancora pronunciata in merito, né ci ha dato uno strumento legislativo di riferimento». A sentire poi Pietro mi viene da pensare che anche una giornata di caccia alla settimana riservata solo ai falconieri non sarebbe una cattiva idea perché «purtroppo - dice Pietro - volare tra i fucili non è sempre cosa priva di rischi. L'abbattimento di qualche falco da parte dei bracconieri è un evento da mettere sempre in conto: io ho perso così due pellegrini e amici del nostro gruppo hanno perso un altro pellegrino e un lanario, nonostante i nostri falchi siano sempre riconoscibili dal sonaglino e dai geti (i nastrini che pendono dalle zampe, nda)». Lo ricorda senza astio verso i cacciatori, categoria di cui i falconieri si sentono parte e condividono l'attività, ma poiché, come rammenta spesso Costanzo, «la mamma degli scemi è sempre incinta», questi bisogna tenerli alla larga o quanto meno limitare le occasioni in cui possono nuocere. |
Le richieste dei falconieri mi sembrano legittime, in fondo si tratta di dare anche ad essi le stesse possibilità che vengono riconosciute agli altri cacciatori per l'addestramento dei loro cani. E se a questi ultimi è riconosciuta la necessità di tenere affilato il naso e lungo il fiato, perché ai primi non deve esserlo, quella di tener vivo l'istinto predatorio ed efficiente il tono muscolare? I Cosentino tengono a ricordare che spesso l'attività dei falconieri non si limita al soddisfacimento di una passione, di uno sport o di un hobby (chiamatelo come volete) ma può tornare utile a tutti: si pensi all'aiuto che i falchi possono dare per mantenere le piste aeroportuali libere dagli stormi di uccelli, con indubbi vantaggi per la sicurezza di decolli e atterraggi, si pensi al forte deterrente che essi possono rappresentare, nei momenti di raccolta o semina, alle temporanee invasioni di granivori e frugivori nei momenti più delicati delle attività agricole, oppure, negli allevamenti di pesci per tenere lontane le specie che di questi si alimentano. Insomma un po' di attenzione in più per questa categoria di cacciatori è auspicabile. Ma non lo è soltanto per i risvolti utilitaristici che la loro attività può assicurare alla comunità, lo è anche per le difficoltà di esercitarla, cosa che impone uno stile di vita all'insegna del sacrificio, della cultura e di una competenza che non può mai essere superficiale. E se poi tutto va magnificamente bene, se cioè il falco cresce e viene addestrato bene, c'è un'amarezza che bisogna mettere in conto: ce la spiega Pietro: «Quello che il falco instaura con il falconiere è un rapporto esclusivamente opportunistico: il falco rimane fedele fin tanto che è convinto di non poter cacciare senza il suo falconiere; se però si accorge di poterlo fare da solo, lo abbandonerà alla prima occasione. Ma ogni buon falconiere - continua Pietro senza stizza - deve mettere in preventivo questa eventualità ed accettarla senza rimpianti perché, se dovesse verificarsi, sarebbe la prova di aver allevato ed addestrato bene il proprio falco ed averlo reso un animale autonomo ed efficiente.
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Un addestramento difficile Tiriamo ancora in ballo il buon Federico. Nel suo trattato «De arte venandi cum avibus» (Laterza- Bari 1999, L.I prologo) Federico spiega brevemente le ragioni della difficoltà di addestramento di un falco da caccia. Dice: <<É assai più difficile ed impegnativo addestrare alla caccia uccelli rapaci piuttosto che cani o altri quadrupedi selvatici in quanto i rapaci, per natura, sono più portati a fuggire l'uomo degli altri uccelli e dei quadrupedi che vengono addestrati per la caccia. Infatti i rapaci non si cibano di semi o altri alimenti, di cui gli uomini dispongono, come fanno molti altri uccelli. Perciò non vengono a contatto con l'uomo e non prendono da se stessi confidenza con lui [...] dunque è evidente che gli uccelli rapaci stanno naturalmente lontani dall'uomo [...] si tratta di animali solitamente selvatici e feroci e quindi difficili da ammansire e da addestrare alla caccia...>>.A questo punto Federico spiega che mentre i quadrupedi possono essere più facilmente catturati e tenuti sotto controllo anche con la forza perché si muovono a terra e sono più lenti, i volatili si muovono più velocemente, sono difficilmente governabili perché sfuggono ad un controllo diretto e possono essere catturati e addestrati solo con l'ingegno, <<per questo - dice - quest'arte della caccia è più complessa e più nobile delle altre>>. Per sottolineare la complessità dell'addestramento aggiunge: <<gli uccelli rapaci, che naturalmente aborriscono il volto dell'uomo e lo stargli vicino, attraverso quest'arte vengono addestrati a fare per lui ciò che abitualmente facevano per sé e ad averne dimestichezza mentre, |
per natura, ne starebbero lontani. […] (vengono addestrati) a catturare uccelli di dimensioni maggiori di quelli che catturerebbero da soli […] non solo nel modo in cui li catturerebbero da sé ma anche in altri modi […] (vengono addestrati) a cacciare insieme la stessa preda e ad andare d'accordo con individui della loro specie e di altre, sia quando volano (inseguendo la preda), sia quando sono su di essa, cosa che, senza essere addestrati, non farebbero quasi mai o mai da sé>>. Nei metodi e nelle tecniche d'addestramento è cambiato assai poco rispetto a quelli indicati da Federico, di qui, anche, l'attualità del suo insegnamento. Qualche trovata in più, frutto delle nuove tecnologie, c'è, per esempio l'apparato ricetrasmittente che i Cosentino mi mostrano liberandolo dalle custodie, ma questo serve solo a rintracciare i falchi diventati più intraprendenti, per la gioia di ogni buon falconiere che tutto il resto deve farlo da sé alla maniera dei re, dei principi e dei cavalieri di una volta.
Articcolo tratto dal numero di ottobre 2006 dalla rivista Diana , la quale molto gentilmente ci ha concesso il permesso di pubblicarlo. L'impaginazione originale è stata modificataper addattarla al portale.




